Sagre e feste, festivo e feriale

Sono tutti termini di origine latina legati in qualche maniera al sacro: “sagra” deriva da “sacrum” (sacro) e festa è il plurale di “festum” (festa, ricorrenza sacra).

Generalmente, con il termine sagra intendiamo un momento di incontro tra persone che si riconoscono parte di una stessa comunità parrocchiale o più ampia; che si festeggi l’anniversario del santo patrono o la dedicazione della propria chiesa o di un capitello particolarmente apprezzato, la sagra è sempre collegata alla sfera del sacro: è un momento semplice di comunione tra noi e il sacro. L’antica pratica delle sagre paesane si inserisce nel più grande alveo della pietà popolare, perché può toccare il cuore di chi è un po’ lontano dalla fede o dalla pratica religiosa. È quindi molto importante e raccomandato dal pontefice stesso riscoprire e “purificare” queste tradizioni.

Il termine “festivo” rimanda al senso proprio dei giorni di festa e richiama la gioia pubblica, il giubilo, propriamente dedicato alla celebrazione di solennità di N.S. Gesù Cristo o della Vergine Maria.

Il contrario di festivo è “feriale” da “feria” che per gli antichi romani significava “astensione dal lavoro in onore degli dèi” e che successivamente il cristianesimo ha reinterpretato, rinominando proprio così i giorni della settimana dedicati alla celebrazione di un santo: feria secunda, …, feria sexta (dal lunedì al venerdì).

Ancor oggi, secondo l’accezione originaria noi chiamiamo “ferie” il periodo di riposo dal lavoro; diversamente, l’aggettivo “feriale” ha seguito il calendario cristiano, indicando i giorni della settimana non festivi, quindi lavorativi, generando una apparente contraddizione.

Giuseppe

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